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Paragrafo 1 . L'intensificazione degli interventi del regime  fascista

sull'economia.

     
La  recessione  internazionale  ebbe conseguenze  negative  anche  per
l'economia italiana. Calo dei prezzi e fallimenti colpirono  in  varia
misura tutti i settori e i disoccupati passarono da 300.000 nel 1929 a
1.200.000  nel  1932.  Una  delle prime  misure  adottate  dal  regime
fascista  per  fronteggiare  la  crisi  fu  l'incremento  dei   lavori
pubblici.  Vennero  costruiti edifici destinati ad ospitare  le  varie
istituzioni;  in  molte  grandi citt furono sventrati  e  risanati  i
vecchi  quartieri  medievali  e  potenziate  le  infrastrutture.  Tali
interventi,   il  cui  scopo  era  anche  celebrativo,   interessarono
soprattutto le aree urbane delle regioni settentrionali e centrali. Fu
avviato  inoltre un vasto programma di bonifica integrale delle  terre
paludose  ed  incolte; in molti casi per la mancanza di finanziamenti
adeguati  e  dei grandi proprietari non consentirono il  completamento
dei  progetti; in gran parte attuata fu la bonifica dell'agro pontino,
che rese coltivabili circa 60.000 ettari.
     La  crisi  invest anche il settore bancario, in particolare  gli
istituti  impegnati  nel finanziamento dei grandi gruppi  industriali;
per   sostenerli  venne  istituito,  nel  1931,  l'istituto  mobiliare
italiano  (IMI),  un ente di diritto pubblico per  la  concessione  di
crediti   alle  industrie.  Poich  la  situazione  restava  grave   e
coinvolgeva  le principali banche di investimento (Banca  commerciale,
Credito  italiano e Banco di Roma), nel 1933 venne fondato  l'istituto
per  la  ricostruzione industriale (IRI), che acquis  la  maggioranza
delle  azioni delle banche in crisi e quindi anche il controllo  delle
industrie  di  loro propriet. In poco tempo l'IRI assorb  una  parte
consistente   dell'industria  italiana,   specialmente   nel   settore
cantieristico, siderurgico e meccanico pesante; avrebbe dovuto cessare
la propria attivit una volta salvate le imprese in difficolt,
     
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     ma   invece  nel  1937  divent  permanente  come  ente  pubblico
preposto alla gestione di tutte le partecipazioni azionarie statali.
     Il  regime  fascista sottopose al suo controllo altri settori  (i
monopoli di stato, i telegrafi, le strade, le foreste, il poligrafico,
le  ferrovie, le risorse minerarie) attraverso la costituzione di enti
ed agenzie.
     L'autarchia, gi iniziata nel 1925 con la "battaglia  del  grano"
(vedi  capitolo  Cinque, paragrafo 4), divent obiettivo  fondamentale
della  politica economica fascista alla fine del 1935,  come  risposta
alle  sanzioni inflitte all'Italia per la sua aggressione  all'Etiopia
(vedi  paragrafo  2  di  questo  capitolo).  Essa  favor  l'industria
pesante,  penalizzando  gli altri settori  e  provocando  un  generale
peggioramento delle condizioni di vita. Infatti, l'arretratezza  delle
strutture e la necessit di acquistare comunque all'estero le  materie
prime  determinarono  alti costi di produzione  e  aggravamento  della
bilancia commerciale, cui si cerc di far fronte comprimendo i salari,
aumentando i prezzi e le tasse e riducendo i finanziamenti  per  altre
iniziative, quali le bonifiche.
     Il  massiccio  intervento  pubblico nel  sistema  economico,  che
avrebbe dovuto portare alla realizzazione di una forma intermedia  tra
capitalismo  e socialismo, rafforz di fatto l'oligarchia formata  dai
grandi   gruppi  industriali  e  finanziari.  Questi  infatti   furono
notevolmente  avvantaggiati dalla realizzazione di lavori  pubblici  e
dalle commesse militari, dall'adozione di misure protezionistiche e da
agevolazioni   finanziarie,  dall'ordinamento  corporativo   e   dalla
costituzione  dell'IMI e dell'IRI, con cui lo stato  fascista  si  era
assunto gli oneri finanziari e la gestione delle attivit in crisi.
     L'effetto  di  tale politica economica fu la persistenza  di  una
generale arretratezza e di squilibri. Solo l'industria pesante conobbe
un  relativo  ammodernamento;  i  limitati  investimenti  pubblici   e
privati, per altro destinati quasi esclusivamente alle regioni centro-
settentrionali,  aggravarono  le  condizioni  dell'agricoltura  e   il
divario   tra  nord  e  sud.  Per  molti  contadini  delle  aree   pi
svantaggiate  l'unica  alternativa  divent  la  partecipazione   alle
imprese militari del regime fascista.
